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Caiazzo Bombardatta (ricordi di un testimone oculare)

 Soldados Americanos numa rua de Caiazzo       Edifici di Caiazzo bombardatti

"Scusate tanto, vi abbiamo bombardato per sbaglio".

Sintesi cruda ma realistica del tragico evento di 54 anni fa, quando gli "alleati" americani bombardarono la città facendo danni come gli "avversari" tedeschi, alleati del giorno prima.

Riviviamo l'atmosfera di quella data attraverso il racconto di un testimone oculare, il prof. Pasquale Cervo, autore del volume, abbozzato nel 1984 e tuttora inedito, "Allineati e coperti".

"..Il 27 gennaio 1944 all'ora nona, corrispondente press'a poco alle tre del pomeriggio, (era costume) c'era il solito (vaivem) andirivieni di uomini e mezzi ed il solito (estrondo) frastuono di aerei che andavano e tornavano. Mentre andavo meditando su queste "nugae, totus in illis", i rumori presenti non li sentivo più. Poi, all'improvviso mi ritrascinò "ad veros timores" come un urlo disumano, che scendendo dal cielo si faceva sempre più acuto, rabbioso, tagliente, accompagnandosi ad una raffica di martellate secche, nitide, distinte da intervalli regolari. E subito la terra tremò sotto i miei piedi. Mi prese come una sensazione di capogiro e balzato all'impiedi guardai verso il paese: una enorme nuvola nera si levò dietro la villa De Magistris facendosi sempre più vasta man mano che il vento la disperdeva schiacciandola verso la terra.

Accorsi dove mia madre, così come stava, tentava di avvolgere il piccolo in una coperta per fuggire chissà dove. E così mio fratello Aldo, di giorni diciassette e qualche ora, vide per la prima volta "le libere aure nell'aria", in braccio a me, che mi stavo preparando lo scudo per trasferirmi dal fronte del Volturno sulle coste della Turchia nord-occidentale dove c'era in corso un altro conflitto, per colpa di un certo Omero, che aveva acceso la mia fantasia. Immaginai se la furibonda picchiata dei "Thunderbolt" lo avesse sorpreso presso il fonte battesimale: che bella opinione avrebbe cominciato a farsi della vita, che gli faceva quella meravigliosa accoglienza!

Cosa era accaduto? Assolutamente niente. Solo una "piccola distrazione" dei piloti che, essendo americani, quelle bombe avrebbero dovuto sganciarle un poco più innanzi ed invece chissà quale dio li aveva accecati quel giorno: Bacco o forse il cugino d'oltre oceano di tale divinità mediterranea?

Se hai cortesia di non essere impaziente, voglio raccontarti le cose così come le vidi io stesso subito dopo. Talmente subito che appena mi accorsi che qualcuno mi aveva tolto il bambino mi misi di corsa verso il paese. E non vidi niente, lungo la strada, tranne che una "jeep" ferma con alcuni soldati che distribuivano qualcosa; si sentivano strilli di donna e di piccoli, dal mucchio, come se quella gente si fosse sottratta da poco ad un rischio mortale, miracolosamente, perché avevano le facce pallide come spettri, erano tutti coperti di polvere grigia, pesante, il colore dei capelli era diventato uniforme per tutti, come se tutti fossero vecchi e cadenti. L'unica cosa che luccicava erano gli occhi di alcuni "M.P." negri.

Io non mi fermai neanche a curiosare, e con me altra gente che arrivava, accorrendo da tutte le parti. Imboccato che ebbi il portico "degli zingari", fu come se all'improvviso fosse calata la sera: una fitta foschia sospesa, dello stesso colore di quella che avevo visto in faccia alla folla di spettri; per terra, spessa un dito, come cipria grigiastra su cui rimanevano impresse le orme. A destra, appena dopo il portico, sul vicolo "della Lamia", le macerie avevano l'altezza del primo arco sospeso tra una casa e l'altra sicché dove prima era tutto un camminamento coperto, sulle vecchie mura, ora si vedeva il cielo del tramonto, più chiaro da quella parte, come se una mano gigantesca vi fosse passata cancellandovi in un attimo secoli e secoli di storia. Solo che allora che vuoi capire? Guardavo e non mi sbalordivo di nulla; scendendo lungo le rampe della cattedrale, andava facendosi sempre più scura e più fitta la polvere sotto i piedi. Quando mi affacciai sulla piazza, vidi che le chiome delle piante, a destra e a sinistra della scalea, erano grigie anch'esse, come quelle dei fantasmi che urlavano, poco innanzi, intorno alla macchina; il lastricato aveva mutato colore come lago di cipria fuligginosa.

In questo lago di polvere, come tanti scogli diversi, asimmetrici; tanto che non si discerneva se si trattava di calcinacci piovuti dall'episcopio, a sinistra, che appariva come sventrato fino all'altezza d'uomo, oppure di cadaveri sorpresi dalla tempesta in mezzo alla piazza ed abbandonati alla deriva e una folla che appariva come impazzita.

Le macerie che strozzavano l'imbocco della salita di San Nicola, dopo il campanile dell'Annunziata, arrivavano alle finestre del primo piano del palazzo delle Opere Pie che invece era rimasto in piedi, così come sèguita testardamente a rimanere oggi. Ed era come se l'enorme complesso di caseggiati a destra, salendo, a cominciare da quello del medico Farina fin dove ora, nello spazio ormai vuoto ci hanno ricavato la piazzetta della Libertà, come se tutto si fosse sbriciolato, ammassandosi in mezzo alla via, sicché nella chiesa delle Monache invece di entrarci dal portale, ostruito, avresti potuto scenderci dalla finestra dell'abside.

Intanto, su quel cumulo informe di rottami si arrampicava un sacco di gente disperata, chiamando qualcuno ad alta voce, e strappandosi i capelli, ma non rispondeva nessuno. Altre bombe erano cadute giù ai Fossi, dove il fuoco non ce l'aveva fatto a distruggere tutto: andai a dare uno sguardo e su un'altra montagna di rovine trovai gente armata di picconi e badili che scavava, forsennatamente bestemmiando perché dicevano che là sotto c'era rimasto sepolto non so chi e che se n'erano sentite urla e pianto disperato, che sicuramente doveva essere vivo, se non era morto di paura. Tornai a casa che era notte e riattraversando il paese dissero che erano stati gli americani a commetterlo quel "piccolo sbaglio", perché avevano scambiato il castello per l'Abbazia di Montecassino, solo che il castello manco a dirlo non lo avevano colpito, sbagliando di qualche chilometro appena in linea d'aria e devastando quello che del paese rimaneva in piedi.

Avevano trovato bossoli di mitragliere e finanche una bomba inesplosa accanto alle macerie: c'era scritto chiarissimamente "USA". I tedeschi non potevano essere stati, avevano altro a cui pensare, in quei giorni, per venirsela a prendere con quattro mura sgretolate; si capiva da mille miglia.

A confermarlo erano stati gli americani stessi in tutta franchezza: cose in guerra facili a succedere; non si capiva come avessero fatto a non uccidere neanche uno dei loro.

Sulla Lamia c'era rimasta Vera Lamberti, nipotina di Pia che ormai stava al confino a Padula, con altri gerarchi. Era bella come la zia ma bionda. Sotto le macerie di Portanzia invece, insieme a tanti che non conoscevo, era morta Anna Ciccarelli, la più carina di tutte le compagne di scuola.

Me ne tornai a casa e non dissi niente: nemmeno quando mi dissero che la zia Maddalena a cose fatte era tornata dalla visita pomeridiana alle signorine Puorto, sopra Portanzia, come era solita fare. Sulle prime mi parve che dicesse una sciocchezza."

 

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